Storie

Good news in bad times: Save the dogs

La nostra rubrica di buone notizie in tempi difficili.

Paolo Molinari17 maggio 20265 min di lettura

È il 24 febbraio 2022 quando la Russia invade ufficialmente l’Ucraina, passando dal conflitto al confine che aveva caratterizzato il decennio precedente a un’invasione a tutti gli effetti, che si allargherà dai territori disputati del Donbass fino alla capitale Kyiv.

È forse inutile specificarlo, ma una guerra sconvolge la vita quotidiana della popolazione, capovolgendo tutto ciò che si era conosciuto fino a quel momento e portando l’individuo a ponderare decisioni che a noi, dall’altra parte dell’Europa, potrebbero sembrare impossibili da prendere. In primo luogo: dove andare? È preferibile rimanere in città e non abbandonare le proprie radici, rischiando però la vita ogni giorno, oppure emigrare, non sapendo se si vedrà più la propria patria?

Tali scelte cambieranno la vita dell’individuo e dell’intero nucleo familiare, animali compresi, in modi che non sono comprensibili a chi vive in periodo di pace. Nel caso dell’Ucraina, si stima che 8 milioni di persone si siano rifugiati in Europa mentre altri 6 milioni sono stati forzati a trasferirsi internamente.

Save the Dogs (and other Animals) è un’associazione che opera in Romania, a tre ore dal confine con l’Ucraina e non ha potuto non fornire il proprio aiuto nel momento in cui i rifugiati hanno iniziato ad attraversare il confine alla ricerca di una vita migliore negli Stati limitrofi. Innanzitutto si è rilevato necessario provvedere beni di necessità a chi è scappato in fretta e furia dalla città con il proprio animale. Anche beni apparentemente scontati come cibo e trasportini sono stati distribuiti nelle zone di dogana, per non parlare dell’aiuto che è stato offerto per evadere pratiche burocratiche come il rilascio di un passaporto per animali di compagnia.

Dunque, se dopo l’iniziale supporto il padrone riesce ad emigrare con il proprio animale, i volontari possono ritenersi soddisfatti, ma purtroppo in molti casi questa opzione non è possibile. Save the Dogs ha infatti notato che molti animali da compagnia erano stati abbandonati al confine, alcune volte anche lasciati legati alle stazioni, facendo così aumentare la popolazione dei randagi della zona. Al lavoro già descritto si è aggiunto pertanto dar mangiare, sterilizzare ed eventualmente curare gli animali che sono rimasti nel limbo del confine. Tali mansioni non hanno apportato un peso solo fisico ai volontari, bensì l’esposizione alla disperazione dei rifugiati e dei loro animali si è rilevata mentalmente sfidante, tanto che si è reso necessario un ricambio regolare del personale.

Parallelamente al soccorso fornito nella zona tra Ucraina e Romania, Save the Dogs è riuscita a costruire una rete di persone all’interno dello Stato ucraino stesso. Tramite i social media è stato infatti possibile entrare in contatto con coloro che hanno scelto di restare in città distrutte, talvolta senza acqua ed elettricità, pur di continuare a prendersi cura degli animali rimasti senza padrone. Gregg Tully, ex direttore dell’associazione, si riferisce ai volontari autoctoni come “gli occhi e le orecchie in prima linea”, grazie a cui si è stati in grado di decidere che tipo di aiuti fossero necessari e dove. L’importanza di internet nell’apporto di Save the Dogs ci ricorda un’altra esperienza ucraina: la storia di ZooPatrul di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Un cinico quesito potrebbe rimbombare nelle orecchie di qualche lettore: in tempo di guerra, quando gli esseri umani sono innanzitutto in rischio di vita, è davvero necessario concentrarsi così tanto sui randagi?

Ignorando l’insito specismo di tale dubbio, è necessario sottolineare che la battaglia per il benessere animale è direttamente connessa a quella per il benessere umano. Innanzitutto supportando i canili e i volontari che vi lavorano, si permette a degli individui in difficoltà di affrontare, grazie a una routine e uno scopo, delle giornate caratterizzate da paure e incertezza, svolgendo così un’attività per il bene comune che in più porterà loro affetto da parte degli animali salvati dalla strada. In un’intervista Gregg Tully porta l’esempio di Joanna, la quale si prende cura di centinaia di cani senza padrone nella zona industriale di Odessa e sente una connessione emotiva con ogni animale.

Come se ne non bastasse, campagne contro il randagismo e iniziative per la sterilizzazione e la vaccinazione degli animali servono da prevenzione rispetto alla diffusione di malattie come la rabbia o condizioni igieniche precarie, che a lungo andare potrebbero porre un serio rischio alla salute pubblica.

Scorrendo sulle pagine del sito di Save the Dogs si rimane veramente stupiti di come quest’associazione di volontari in 25 anni sia riuscita ad allargare il proprio campo d’azione fino a un’ottica europea. Oltre agli aiuti in Romania ed Ucraina, Save the Dogs è infatti anche attiva in Italia, dove, parallelamente a campagne di tracciabilità e sterilizzazione dei randagi in Sud Italia, sono stati istituiti progetti atti al supporto di padroni senza fissa dimora o che versano più generalmente in difficoltà economiche.

Se invece si volesse procedere con l’adozione, Save the Dogs non effettua adozioni dirette, ma si appoggia a un totale di quattro strutture poste in Piemonte, Lombardia, Campania e Calabria.

Seguire la storia di Save the Dogs è stato davvero emozionante e in essa si ha la dimostrazione che con impegno, organizzazione e voglia di cambiare si possa veramente fare la differenza per i nostri amici animali, indipendentemente da confini e guerre.

Fonti: 

https://theconsultroom.co.uk/ukraine-the-abandoned-pets-of-war/ 

https://www.savethedogs.eu/en/

https://www.instagram.com/savethedogsstd?igsh=MWlyN3dsN3A2cjB0eg==

https://www.savethedogs.eu/en/4-years-war-ukraine/